giovedì 5 novembre 2026

Non chiamatela radio dei nonni

 


Quando la notte stenta ad arrivare e il sonno decide di prendersi una pausa, la mente inizia a vagare. C'è chi si perde a calcolare le bollette, chi ripassa mentalmente l'odiosa riunione di condominio o le scadenze del lavoro... e poi ci siamo noi, che finiamo inevitabilmente per fare "filosofia della radio".

Proprio ieri sera, facendo due chiacchiere notturne con Luca (IU2RPQ)  — animatore e redattore del podcast "Radio In Vetta" (che se non l'avete ancora fatto, vi invito caldamente ad ascoltare!) —, mi sono ritrovato a mettere insieme un po' di pensieri su dove sta andando il nostro hobby e su come potremmo dargli una bella spinta verso il futuro.




Ne è uscita una riflessione a ruota libera che ho voluto riordinare in un piccolo "manifesto proattivo". Leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate: se vi vengono in mente altre idee, proposte o provocazioni, scrivete pure qui sotto nei commenti oppure mandatemi un'email a iz1kvq(chiocciola)gmail.com!

la riscossa (e il futuro) del radioamatore

Il mondo dei radioamatori non naviga in cattive acque per mancanza di fascino. Il problema, spesso, risiede esclusivamente nella comunicazione e in una barriera all'ingresso percepita come troppo alta. 


C’è chi pensa che la radio sia un hobby polveroso per nostalgici,
ma chi la vive ogni giorno sa bene che la realtà è ben diversa: la telegrafia (CW) è viva e vegeta, ascoltabile a qualsiasi ora sulle bande HF; i modi digitali sfruttano le ultime generazioni di software (su Android, Linux, Mac o Windows) senza toccare internet; e i ponti radio uniscono la rete fisica a quella tecnologica.



Siamo vivi. La radio è come il maiale: non si butta via nulla. E soprattutto, di fronte alla fragilità delle infrastrutture moderne, resta lo strumento di comunicazione più affidabile in assoluto. Basta una batteria da 12 volt per garantendo un’autonomia enorme quando mail, WhatsApp e internet vanno ko.


Il vero obiettivo oggi è svecchiare questo mondo senza alienare i "vecchi lupi", che rappresentano la memoria storica e tecnica indispensabile. Come? Attraverso un approccio basato sulla contaminazione digitale e sull'esperienza pratica immediata.

Ecco la strategia in tre pilastri che ho pensato per rilanciare la radioamatorialità tra il pubblico moderno.

1. Portare il segnale dove i giovani vivono (Web e Social)

Oggi i nativi digitali non cercano la frequenza facendo "tuning" a caso su una manopola analogica; cercano community, tutorial visivi e interazione in tempo reale.

  • Cacce al tesoro digitali: Sfruttare piattaforme WebSDR pubbliche — dove chiunque può ascoltare via browser qualsiasi frequenza del pianeta — organizzando eventi interattivi o sfide di ascolto guidate da streamer su TikTok o instagram (es. "Cerca il segnale più strano trasmesso in questo momento da un altro continente").



  • Storytelling visivo (Shorts, TikTok, Reels): Servono nuovi creator radiofonici. Non servono noiose equazioni o tavole di smith, ma l'aspetto "James Bond" dell'hobby: il contatto con la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), la costruzione di un'antenna con nastro adesivo e lattine, o l'attivazione radio di una cima alpina (SOTA).



  • La radio come pioniere dell'IoT: È fondamentale mostrare che i radioamatori sono i precursori dell'Internet of Things. Parliamo di APRS (tracciamento pacchetti via radio), Meshtastic (reti di messaggistica off-grid basate su LoRa) e microcontrollori come Arduino o Raspberry Pi collegati alle radio. È qui che intercettiamo gli smanettoni informatici.



2. Strategia sul territorio: in mezzo alla gente

La radio deve uscire dai "quartier generali" delle sezioni locali — spesso percepite come club privati per soli iniziati — e integrarsi nella vita urbana e outdoor.



  • Punti di Ascolto Urbani: Installare stazioni temporanee nei parchi cittadini, nelle piazze o durante eventi pubblici (non solo di protezione civile). Non una bancarella con cataloghi anni '80, ma una postazione interattiva con cuffie sdoppiate in cui i passanti possano ascoltare in diretta una voce dall'Austria o dal Giappone, spiegando semplicemente: "Lo stiamo facendo senza internet, senza bolletta e senza campo del cellulare".



  • Outdoor, Avventura ed Emergenza (SOTA / POTA / Prep): Legare la radio al trekking, al cicloturismo e al campeggio. Il target giovane è affascinato dall'autosufficienza: mostrare come un kit radio in zaino con pannello solare permetta di comunicare in caso di blackout unisce l'utile al dilettevole.



  • Workshop "Mani in Pasta": Laboratori pratici per costruire qualcosa che funzioni subito: un piccolo ricevitore, un dipolo tascabile o la configurazione di un ricetrasmettitore economico (come i Baofeng), spiegandone l'uso dal punto di vista legale e tecnico.



3. La staffetta dei saperi (Il "Padrino Tecnologico")

Il rischio più grande nello svecchiare è creare una frattura tra gli OM storici e i neofiti. La strategia deve trasformare i veterani in mentori ed eroi del racconto, non in giudici severi.

L'idea è accoppiare il giovane che mastica social e informatica ma non sa saldare o non conosce la propagazione con l'anziano che ha 50 anni di esperienza pratica ma non sa cosa sia un SDR o un bot di Discord. Senza violare las normative, l'enfasi iniziale deve spostarsi dal "passare l'esame ministeriale imparando leggi desuete" al "provare l'emozione di collegare qualcuno". L'esame deve diventare la conseguenza naturale del divertimento provato, non lo scoglio iniziale che fa fuggire tutti.

In conclusione

La radioamatorialità non deve vendersi come la radio dei nonni, ma come la forma originale, resiliente e "hacker" di social network analogico e digitale. A chiacchierare siamo tutti campioni del mondo, è vero; la parte difficile è passare alla pratica, mantenere la costanza e — non ne parliamo nemmeno — trovare la continuità! Però le idee ci sono, ora tocca a noi: rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare. I commenti sono apertissimi!




i migliori 73
da
Francesco GIORDANO
se ti va visita il mio sito

http://iz1kvq.altervista.org/

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