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domenica 9 febbraio 2020

Fratelli Judica Cordiglia : Ascoltavano lo spazio , ora sono un film



sabato 24 marzo 2018

Come scaricare gratis le canzoni registrate più vecchie della storia


L’archivio di un’università californiana mette a disposizione gratuitamente 10mila audio, trasferiti digitalmente dai cilindri di fine ’800

Il primo supporto per registrazioni audio della storia – letto attraverso i fonografi e dalla durata di 2/3 minuti – venne poi rapidamente sostituito dal grammofono, inventato da Emile Berliner nel 1887, e dai dischi in vinile (nonostante l’ostinazione di Edison nel cercare di migliorare il supporto per tenere testa alla concorrenza). 

Le più antiche registrazioni audio di canzoni o discorsi celebri sono quindi custodite in questi fragili rulli. E adesso, grazie al Cylinder Audio Archive dell’Università della California, possiamo fare tutti un salto nel passato di oltre un secolo per scaricare o ascoltare in streaming 10mila di questi audio a forma di cilindro. «È un database ricercabile che contiene tutti i tipi di registrazioni effettuate dalla fine dell’800 fino ai primi del ’900; comprese canzoni popolari, vaudeville, opera e musica classica, discorsi e altro ancora», si legge sul sito 

Andando su questa pagina potete trovare i file suddivisi per genere (dal jazz al ragtime), per strumenti e anche per etnia. E così, cercando gli audio in italiano, spuntano fuori registrazioni di canzoni napoletane del 1901 , passi della Traviatacantati dalla soprano Adelina Agostinelli, serenate di Diego Giannini e altro ancora. Ma i cilindri fonografici non venivano utilizzati solo per registrare canzoni; su questo supporto sono state impresse le voci di alcuni colossi della storia; tra cui quella di Otto Van Bismarck e l’unica registrazione conosciuta di un discorso di Giacomo Puccini , tenuto nel 1907 a New York. 

domenica 29 gennaio 2017

I radioamatori che hanno sostituito lo smartphone con vecchie Telex

Un gruppo di appassionati di telescriventi ha trovato il modo di connetterle tra loro via internet, e gira le fiere sull’innovazione con il motto “la vera comunicazione fa rumore”


Pubblicato il 22/01/2017
di SALVATORE TANCOVI
È possibile che un oggetto del secolo scorso trovi posto in alcune delle fiere sull’innovazione più grandi d’Europa? Difficile da credere che nella galassia dei moderni inventori, tra padiglioni gremiti di stampanti 3D, droni e visori per la realtà aumentata, vi sia un oggetto proveniente da un’altra epoca: una telescrivente del 1950. È la storia di i-Telex,



un gruppo di appassionati della chat in vecchio stile, tramite telescriventi, che non solo collezionano queste antiche macchine ma hanno anche trovato un modo per connetterle a internet.  

In giro tra le fiere europee, soprattutto quelle del circuito Maker Faire, per far conoscere al pubblico un’idea che strizza l’occhio al passato, ma funziona grazie alle moderne tecnologie. Sugli stand uno slogan, anch’esso nostalgico: “Real communication makes noise”, la vera comunicazione fa rumore. Questo è anche il credo di Riccardo Romagnoli, 47 anni, che colleziona telescriventi dal ‘95.  

Le Telex sembrano delle macchine da scrivere, ma come funzionano esattamente?  
Ecco, le telescriventi sono il mezzo di comunicazione esistito dopo il telegrafo e prima del fax, in parte scomparse dalla memoria comune. In inglese si definiscono telex, da teleprinter exchange. Grandi, ingombranti e abbastanza rumorose, quasi sempre relegate nel retro degli uffici postali, forse per questo ricordate solo da chi ci ha lavorato. Servivano a mandare dispacci in tempo reale tramite un sistema di onde radio, uno strumento chiamato demodulatore traduceva questi segnali in linguaggio permettendo di comunicare tramite telescriventi anche a grande distanza. Ricordo ad esempio le Olimpiadi invernali di Cortina d’Ampezzo nel 1956: furono installati circa 50 ricevitori radio per permettere ai giornalisti di comunicare con le sedi centrali delle rispettive redazioni, il più velocemente possibile.  

Che modifiche sono state apportate dal vostro gruppo a queste macchine?  
Praticamente nessuna. Le telescriventi sono originali, ma la vera novità è che invece di essere connesse tra loro tramite onde radio oggi si appoggiano sulla rete internet. Nel 2001 le Poste hanno spento il segnale per le linee telex, di conseguenza non sarebbe più stato possibile usare le telescriventi. Noi abbiamo ridato vita alla rete sfruttando la connessione internet tramite l’installazione di una componente hardware (acquistabile sul sito i-Telex.net per 50 euro. ndr) che connette le telescriventi a un router, rendendo così possibile la comunicazione anche a migliaia di chilometri. Il progetto è basato sul puro diletto di noi collezionisti, senza questo sistema le telescriventi sarebbero confinate alla cantina.  

Quanti collezionisti conta la vostra rete?  
Siamo circa 50 in tutto il mondo, e tra noi ci sono anche dei ventenni. Vantiamo la presenza di collezionisti anche da Canada e Australia, ma va detto che la maggior parte sono tedeschi, la Germania infatti è il paese europeo dove nacque la prima rete telex negli anni ‘30 ad opera della Siemens. A metà del secolo scorso queste macchine potevano essere acquistate per circa 400 mila lire, il costo di un buon computer moderno. Oggi su internet non è difficile trovare una telescrivente sui 150 euro. 

Quindi se la vera comunicazione fa rumore, che opinione hanno i collezionisti di telescriventi rispetto alle chat moderne?  
Dipende dai casi. Io non sono su Facebook, ma utilizzo WhatsApp e Telegram. Invece un amico collezionista tedesco, mio coetaneo, rifiuta anche lo smartphone e possiede solo un vecchio cellulare. In casa avrà circa sei o sette telex, una per ogni stanza, così la moglie per dirgli che è pronto in tavola gli invia un messaggio con la telescrivente.