lunedì 15 maggio 2017

Il Belinografo

Il Belinografo è il nonno del fax inventato da Edouard Belin


GENOVA.15 MAG. Edouard Belin, ingegnere francese, nel 1908 ha ideato e realizzato la prima forma di fax con cui si potevano trasmettere e ricevere foto, disegni e scritti. Come è stata chiamata questa invenzione? Il nome era più che scontato, “Belinografo”, in onore al cognome del suo inventore. Questa parola genovese, un po’ colorita, potrebbe suscitare qualche ilarità, o ancor peggio, offendere qualche lettore, ma per ricordare l’invenzione dell’Ingegner Belin Edouard non si poteva che chiamarlo così.
Lasciamo da parte queste disquisizioni di forma, per parlare seriamente di questo strumento e chiediamo al Com.te Ernani (Nanni) Andreatta, fondatore e direttore del Museo Marinaro Tommasino-Andreatta, che dopo tanti traslochi si trova presso la Scuola Telecomunicazioni Forze Armate in via Via Parma, 34, a Chiavari. «Questo singolare belinografo è stato ritrovato tra i cimeli di un ufficiale del Regio Esercito Italiano che ha partecipato alla guerra di Libia del 1911- 12 – racconta il comm.te Andreatta, direttore del museo. – Il belinografo è stato usato anche dalla polizia francese per trasmettere via cavo le impronte digitali dei pregiudicati da una postazione all’altra, lungo il territorio francese, agevolando così le indagini.»
Come funzionava? chiediamo incuriositi al comandante. «L’apparecchiatura era composta da due parti: la parte elettrica che riceveva e trasmetteva segnali elettrici, e una seconda parte meccanica che scriveva su carta i messaggi ricevuti sfruttando il principio della vite senza fine. L’ingegner Belin ha inventato un dispositivo elettromeccanico che analizzava la fotografia in ogni suo particolare, sia nella tonalità del bianco enero sia nelle dimensioni e poi trasformava in impulsi elettrici la foto. Il belinografo elaborava i segnali elettrici ricevuti e li riconvertiva in movimenti meccanici che, asserviti ad una stampante, riproduceva su carta l’immagine ricevuta in ogni suo particolare.In questo modo si poteva inviare attraverso un trasmettitore elettronico una sequenza di impulsi, a centinaia di chilometri di distanza, per mezzo delle reti telefoniche.Ovviamente il sistema elettromeccanico era uguale sia per il trasmettitore che per il ricevitore. Questo meccanismo era molto delicato nella sincronizzazione tra ricevitore e trasmettitore – ma conclude il comm.te Andreatta – ha funzionato per quasi venti anni!.»
Per visitare il museo Tommasino Andreatta si può fissare un appuntamento presso la Scuola Telecomunicazioni Forze Armate in via Via Parma, 34, a Chiavari 0185/314403 – 0185/3334419. 
Si può anche visitare il sito web del Museo : sull’indirizzo http://www.marenostrumrapallo.it/ In alto a destra del portale, si può vedere il nome del museo, con un clik si è dentro la storia della Marina Militare e Mercantile della Liguria in particolare del levante. ABov
 Edouard Belin


3 commenti:

Francesco Giordano ha detto...

complimenti bellissimo articolo anche se ha un nome un po' scurrile a Genova :-)
Francesco Giordano Iz1kvq

ik1wvq ha detto...

per me, torinese di nascita ma genovese di adozione, questo coso e' tutto un programma!! hi!
73 de Mauro Bernardetto IK1WVQ

ik1wvq ha detto...

ecco come funzionava il trasmettitore in origine, visto che a inizio 900 non c'erano le fotocellule !!

"Le bélinographe d'origine se base sur une propriété mécanique de la gélatine bichromatée utilisée en photographie, déjà exploitée pour le même usage par l'américain Amstutz à partir de 1895. Celle-ci devient dure et insoluble quand elle a été exposée à la lumière et développée. La photographie peut donc être transformée en reproduction en relief. On la fixe sur un cylindre tournant, et un palpeur explore ce relief ligne par ligne, convertit cette épaisseur en signal électrique grâce à un rhéostat, et transmet ce signal."

geniale !!

73 a tutti da Mauro Bernardetto IK1WVQ

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