la sfida al protocollo FT8
Siamo abituati ai ritmi scanditi del protocollo FT8, che ha dominato le bande negli ultimi anni. Ma cosa succederebbe se potessimo mantenere quella straordinaria capacità di decodifica in condizioni di segnale debole, dimezzando però i tempi di attesa?
La risposta è nel codice di FT2. Questa nuova modalità punta a ridurre drasticamente la durata di un QSO, offrendo una fluidità finora impensata per i modi digitali a "slot" temporali. Non si tratta solo di velocità fine a se stessa, ma di un’ottimizzazione che può cambiare radicalmente l'approccio ai contest e alle aperture di propagazione più brevi e sfuggenti.
Un’intuizione nata all'ombra della Reggia di Caserta
Scrivere questo articolo restando completamente obiettivi non è semplice. Da un lato c’è il dovere tecnico di analizzare con rigore le modifiche al codice sorgente e le implicazioni operative; dall’altro, è impossibile non provare un profondo sentimento di orgoglio nazionale.
L’intuizione che ha dato vita a questa evoluzione è italiana. E non solo italiana, ma casertana.
Il merito va infatti a Martino Merola, IU8LMC, socio della sezione ARI di Caserta. Con una visione rara e una determinazione tecnica fuori dal comune, Merola ha lavorato direttamente sulle viscere del sistema utilizzato per l’FT8, riuscendo nell'impresa di dimezzare la durata del contatto.
"Non è stato solo un lavoro di editing, ma una vera e propria sfida alla logica degli intervalli di trasmissione," commentano i primi utilizzatori.
Cosa cambia per il Radioamatore?
Analizzando tecnicamente la transizione da FT8 a FT2, i punti cardine sono chiari:
Efficienza raddoppiata: Il tempo necessario per completare lo scambio di rapporti e log viene abbattuto.
Ottimizzazione del Codice: Un intervento chirurgico sul codice sorgente che mantiene la robustezza del segnale originale.
Dinamismo Operativo: Un modo di operare che si colloca perfettamente tra la velocità del CW e la precisione del digitale puro.

